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Quale futuro per l'industria fotografica?


Intervista a Massimo Pizzocri

 

Sappiamo tutti quanto sia stato determinante il ruolo della tecnologia nella fotografia. La comparsa del digitale è stata una rivoluzione, anche dolorosa per molti, che ha cambiato drasticamente il ruolo dei costruttori (vecchia guardia in crisi, nuovi attori) , il modo di fare la fotografia (dalla camera oscura all’elaborazione al computer), il ruolo della distribuzione.

Generalmente si pensa che questa rivoluzione sia stata il passaggio dalla pellicola al sensore e alla memoria digitale come “materia” su cui si deposita l’immagine, vale a dire l’input dello fotografia. Tu che rappresenti l’output,  come leggi questa rivoluzione?

Paradossalmente è stato l’output che ha accelerato la diffusione del digitale: sensori e memorie erano comparsi già da tempo . Non esito a dire che la vera svolta si è verificata quando sono apparse le prime stampanti  inkjet che hanno consentito una qualità di stampa fotografica. Questo fenomeno ha convinto subito i consumatori , con un certo ritardo gli appassionati e, con resistenze iniziali anche forti, i fotografi professionisti e gli artisti, più “difficili” ed esigenti .

Quando parliamo di fotografia dobbiamo sempre distinguere tra chi le foto le fa per catturare momenti memorabili, da condividere con amici e parenti; chi le fa per vera passione; chi le fa per “mestiere” (reportage, fotografia pubblicitaria, fotografia di moda) e chi ne fa una forma d’arte con ricadute anche commerciali (gallerie). Anche se spesso le linee di confine sono sfumate, possiamo affermare che ognuna di queste categorie ha esigenze diverse a cui l’industria fotografica risponde con soluzioni diverse e offrendo a ciascuna delle nuove opportunità.

Questo mi pare un punto di partenza stimolante per una maggiore comprensione del fenomeno della  rivoluzione digitale. Si dice che, per quanto concerne la fotografia, le due grandi tendenze del decennio saranno: “professionalizzazione” da un lato e “massificazione “ dall’altro. Che cosa ha fatto della fotografia un massiccio  fenomeno di consumo?

Le fotocamere digitali  hanno avvicinato sempre più persone alla fotografia grazie alla disponibilità di fotocamere facili da usare e a prezzi accessibili.

E’ cambiata la “centralità” della fotocamera. Siamo passati dalla fotocamera come dotazione della famiglia alla fotocamera personale.  Un po’ quello che è successo con il telefono dopo l’introduzione dei cellulari. La fotocamera “personale” risponde a bisogni nuovi che possiamo definire sociali: lo smartphone è diventato una vera e propria “protesi” che permette di essere sempre connessi e di condividere immediatamente le immagini che raccontano quello che si sta facendo: credo che Facebook  dovrebbe cambiare la frase “a cosa stai pensando?” con una del tipo: “che cosa stai vedendo?”

Sintetizzando direi che stiamo passando da una rappresentazione della realtà a una “rappresentazione di sé”.

Sì, però si stampano sempre meno fotografie:  la stampa delle foto è un fenomeno in estinzione?

Questo è naturalmente un fenomeno che mi interessa da vicino. Quando c’era la pellicola la stampa era obbligatoria (tranne nel caso abbastanza isolato delle diapositive, antesignane delle presentazioni  con videoproiettore). Il digitale ha portato la libertà di click, perché scattare non costa nulla. Peccato però che questa libertà, di per sé positiva, abbia portato a due conseguenza negative: innanzitutto è diventato molto difficile rintracciare e riordinare le foto (così come ai tempi richiedeva un po’ di fatica riordinare le diapositive) e le foto sono sparse un po’ dappertutto (sulla memoria della fotocamera, sul PC, sul telefonino); in secondo luogo c’è il rischio di perdere la memoria perché le memorie digitali non sono indistruttibili…

Mia moglie si lamenta che dal 2003 non abbiamo più nessun album da sfogliare…  Adesso che abbiamo un nipotino mi ha fatto pesanti minacce se non tengo un album.

Ecco questo è il problema. Non solo perdiamo le nostre memorie ma rubiamo le memorie dei nostri cari che magari un domani ce ne chiederanno conto. La memoria non si può consumare in un istante, condividendola online, ma bisogna conservarla. Fino a quando Facebook conserverà le nostre foto?

Non dimentichiamo che la tecnologia si evolve anche nella stampa e non solo in quella professionale: per esempio oggi fare un photobook è facilissimo e costa poco.

Ecco parliamo un po’ della stampa professionale e artistica, un ambito nel quale la stampa resta obbligatoria: il risultato creativo lo vediamo stampato nelle mostre fotografiche o nelle gallerie.

Anche qui la tecnologia offre delle grandi opportunità. Prima c’era lo scatto e la stampa. Oggi subito dopo lo scatto e prima della stampa esiste una fase di elaborazione e, dopo la stampa, una fase di “finishing”. Le potenzialità creative offerte da questi due passaggi che prima non esistevano sono praticamente illimitate.

Se poi parliamo di produzioni d’arte, le foto per intendersi che vediamo e possiamo acquistare nelle gallerie, qui il punto è la garanzia sulla tiratura e la certificazione sulla durata delle stampe. A tal proposito abbiamo offerto al mondo dell’arte una tecnologia per meglio sfruttare i vantaggi offerti dal digitale: parlo della Digigraphie che consente agli artisti della fotografia, ai pittori e agli operatori dei musei di tutto il mondo di creare edizioni limitate e certificate dei capolavori originali.

Parlando di cultura.  Lo statuto di Aifoto, che annovera tutti  i nomi più importanti dell’industria, recita: “L’Associazione ha per oggetto e fine quello di svolgere ogni attività culturale, promozionale, didattica, formativa, scientifica e pratica diretta allo sviluppo ed alla promozione della fotografia e dell’imaging, alla sua divulgazione ….”.

Ti chiedo: visto che l’industria fotografica si sta sempre più orientando verso i consumatori non esiste il rischio che si allontani dalla cultura?

L’industria della fotografia ha fatto un’opera meritoria nell’avvicinare sempre più persone alla fotografia. E di conseguenza cresce anche il numero di coloro che sviluppano una vera e propria passione, che coltivano e alimentano avvicinandosi alle opere dei maggiori maestri, allargando così il pubblico potenziale che sa apprezzare l’arte della fotografia.

Credo perciò che sostenere le attività di promozione della fotografia - come fanno molti operatori culturali oggi presenti e la stessa Rete per la promozione della fotografia che ha organizzato questo evento - debba essere un preciso impegno per l’industria fotografica non solo nell’ambito un po’ asettico della Responsabilità Sociale d’Impresa ma anche e soprattutto nell’ambito concreto dei suoi programmi di marketing e di relazione con i clienti e gli altri portatori d’interesse.

Finora abbiamo parlato quasi esclusivamente del presente. Parliamo però del futuro.  La rivoluzione digitale è ormai compiuta o ci aspettano altre sorprese?

Quando una rivoluzione parte non si può mai prevedere dove si può arrivare. Specialmente quando si tratta di una rivoluzione digitale.

Una prevedibile innovazione che abbiamo visto di recente è quella delle mirrorless, fotocamere compatte “di sistema” che rimpiazzano lo specchio e il pentaprisma (una coda del vecchio analogico) con un mirino elettronico, pur lasciando al fotografo amatoriale la libertà e la risorsa di impiegare diverse ottiche sullo stesso corpo.

Un’estrema conseguenza della digitalizzazione  la troviamo in un prodotto molto rivoluzionario nelle intenzioni, dove una serie di funzioni “hardware” delle fotocamere come oggi le conosciamo è sostituita dal software. Parlo della fotocamera annunciata pochi giorni fa da una start-up californiana dove non troviamo più né otturatore né autofocus e dove l’apertura è fissa f/2. Si acquisisce tutto il campo luminoso e in seguito si esplorano quelle che vengono chiamate “living pictures”. Onestamente sono molto perplesso: non credo che gli appassionati di fotografia rinunceranno facilmente  alle abitudini e alle possibilità creative delle fotocamere che a questo punto mi verrebbe da definire “tradizionali”. D’altra parte mi sembra troppo sofisticata per attirare il consumatore medio

Quello che mi piace di questo concetto non è tanto la radicale sostituzione attraverso il software di apparati classici (sopravissuti peraltro alla rivoluzione digitale)  quanto il richiamo a vivere ed esplorare le immagini, cosa che mi sento di condividere in pieno.

Diceva un saggio: fare previsioni è sempre difficile, soprattutto sul futuro. Ma noi una risposta la dobbiamo dare in conclusione di questa intervista: qual è il futuro dell’industria fotografica?

Negli ultimi dieci anni l’industria attraverso la tecnologia ha cambiato il mondo della fotografia. Nei prossimi dieci anni penso che potranno essere gli stili di vita dei consumatori  e le esigenze sempre più sofisticate dei professionisti a condizionare il futuro dell’industria: in entrambi i casi attraverso  una sempre più profonda  convergenza e interazione tra fotografia e informatica.  Oltre la fotografia tradizionale non c’è più confine.